Cenni storici
Il Castello di Donnafugata non nacque come castello vero e proprio, ma assunse nel tempo l’aspetto e il ruolo che oggi conosciamo. Quando nel 1648 la famiglia Arezzo ne entrò in possesso, l’edificio era infatti una semplice torre fortificata, chiamata Torrevecchia.Il nome “Donnafugata” è legato a una celebre leggenda: quella della regina Bianca di Navarra, vedova di re Martino di Sicilia, che secondo la tradizione sarebbe stata rinchiusa nella torre dal conte Bernardo Cabrera, intenzionato a sposarla. La regina sarebbe però riuscita a fuggire, dando origine al mito della “donna in fuga”. Più verosimilmente, il toponimo deriva dall’arabo *Ayn as-Jafaiat*, “Fonte della Salute”, in riferimento a una sorgente presente nelle vicinanze.
Con Francesco Arezzo, VIII barone (1800–1874), il complesso si trasformò in una residenza di villeggiatura e, al tempo stesso, in un centro produttivo agricolo. Il piano terra del cortile centrale ospitava magazzini e alloggi per la servitù, mentre i piani superiori erano destinati agli ambienti di rappresentanza.
Tra questi spicca la Stanza della Musica, così chiamata per gli strumenti che conserva: un pianoforte di produzione tedesca e tre piani a cilindro, noti anche come organetti di Barberia, molto diffusi all’epoca per animare serate danzanti. La sala colpisce soprattutto per la decorazione pittorica delle pareti, che trasforma lo spazio in un’illusione scenografica di colonne corinzie verdi, tra le quali si aprono scorci di paesaggio, in un continuo dialogo tra interno ed esterno.
Segue una sala sorprendente per una dimora di campagna: una piccola Sala degli Specchi, impreziosita da stucchi dorati, un lampadario di Boemia e un raro fortepiano Konrad Graf (1815–1820), che testimonia il raffinato gusto e l’eleganza della residenza.
La parte più moderna del complesso è dovuta a Clara Lestrade, nipote del barone Corrado e figlia di Clementina Arezzo e del visconte francese Gaetano Combes de Lestrade. La contessa rinnovò un’ala del castello in stile Liberty, arredandola con boiserie, un tavolo moderno e un termosifone-scaldavivande, segni evidenti di una nuova epoca e di un gusto più funzionale.
Attraverso l’anti-biblioteca si accede alla Biblioteca del Castello, che custodisce circa 9.000 volumi, tra cui testi del Cinquecento e Seicento e l’edizione del 1771 dell’*Enciclopedia* di Diderot e d’Alembert. Le raccolte riflettono gli interessi dei proprietari: botanica, giardinaggio, esoterismo, alchimia, ma anche agronomia e meccanica, rivelando una cultura eclettica e operosa.
L’itinerario si conclude nel Salone degli Stemmi, le cui pareti sono decorate con circa 750 stemmi di famiglie nobili siciliane. Questo insieme crea un raffinato gioco intellettuale tra realtà e finzione, perfettamente in sintonia con lo spirito e la storia del luogo.
Perché è stato scudato
La dimora rappresenta un bene culturale di eccezionale valore storico, artistico e paesaggistico, annoverato tra i più rilevanti e noti della provincia di Ragusa. È inoltre circondata da uno dei più importanti giardini storici della Sicilia, esteso per circa 8 ettari, che costituisce un raro esempio di integrazione armonica di tre differenti tradizioni progettuali: il giardino all’inglese, di ispirazione romantica e simbolica; il giardino alla francese, caratterizzato da un impianto geometrico e scenografico; e l’area rustica o siciliana, comprendente orto, frutteto e coltivazioni di piante aromatiche.
Il complesso paesaggistico fu ideato dal barone Corrado Arezzo (1824–1895), con la collaborazione della figlia Vincenzina, e successivamente arricchito nei primi anni del Novecento dal visconte Gaetano Combes de Lestrade, riflettendo una continuità di cura, cultura e sperimentazione botanica. Per l’elevato valore storico-culturale, artistico e identitario del sito, lo Scudo Blu è stato apposto in data 22/11/2025, quale riconoscimento e strumento di tutela del bene.

